Claudia Cardinale: la lucida follia di un’antidiva - ICFF - Italian Contemporary Film FestivalICFF – Italian Contemporary Film Festival

Claudia Cardinale: la lucida follia di un’antidiva

TORONTO – La figura di Claudia Cardinale, la sua risata contagiosa resa ancora più indimenticabile dal timbro graffiante della sua voce affumicata, ha conquistato tutti. Registi, attori, scrittori hanno immortalato in sequenze e pagine memorabili il profilo di una donna che fin dall’adolescenza ha, come si dice in gergo, “bucato lo schermo”, oltre che gli occhi e i cuori di molti corteggiatori.

In ben due autobiografie, Claudia passa in rassegna un curriculum variegato, anche dal punto di vista geografico: da Tunisi, dove è nata da una famiglia di immigrati siciliani, alla Francia, all’Italia fino a Hollywood. Più giovane di donna Sophia Loren e Gina Lollobrigida, la bellissima Claude (presto italianizzata in Claudia in omaggio alle sue origini), complice il clima di grande effervescenza del Dopoguerra italiano, si impone presto sulla scena: il suo fascino mediterraneo e all’occorrenza anche indiano cattura immediatamente l’attenzione dei registi più grandi. Basti pensare, solo per citare gli italiani, a Luchino Visconti, che sceglie lei per l’Angelica del “Gattopardo”, a Federico Fellini, che la affianca a Mastroianni nel suo tormentatissimo “Otto e mezzo”, a Mario Monicelli, Mauro Bolognini, Luigi Comencini, Sergio Leone via via fino a Pasquale Squitieri, compagno di lavoro e di vita… La sua autobiografia è un’autentica enciclopedia di storia del cinema.

Abbracciare in poche righe una carriera nel segno del “Mektoub” (‘destino scritto [da Dio]’ in arabo) è del resto impossibile, anche perché la Cardinale continua a lasciarsi coinvolgere in nuove esperienze: lo provano il recente “All roads lead to Rome”, con Raoul Bova e Sarah Jessica Parker, e l’ultima stagione della serie televisiva “Il bello delle donne”, prima esperienza dell’attrice sul piccolo schermo.

Quel che emerge dalla vita di questa donna “maschiaccio”, come ama definirsi, che ha sempre rifiutato le controfigure, le scene di nudo e gli interventi estetici, che ha accarezzato e baciato ghepardi e leoni, che ha girato in condizioni ambientali proibitive, che ha osato sfidare persino l’esercito americano visitando un campo di profughi vietnamiti negli Stati Uniti, è una follia guidata da un’ampia dose di lucidità.

Claudia Cardinale ha affrontato le sfide del set e della vita, inclusa una ripetuta serie di violenze fisiche durante l’adolescenza tunisina, con un distacco e un’energia davvero felini.

Dietro “quel viso di umile, di gatta, e così selvaggiamente perduta nella tragedia” (parola di Pier Paolo Pasolini), si intravede una malinconia propositiva, ottimista, pronta a cogliere con realismo le opportunità che continuano ad arrivare anche per lanciare registi emergenti. In questo gioco di rispecchiamenti tra la Claudia attrice e la Claude della vita quotidiana sta evidentemente il segreto di un successo che tuttora dura.

Johnny L. Bertolio

 

 

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